Alla ricerca dei Finzi-Contini…

Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta. Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi guarda e mi parla”

 Il 25 ottobre 2018 le classi 4BEL/AEI, 4BEI e 5AEI hanno trascorso una giornata a Ferrara per ritrovare il contesto storico-letterario di Giorgio Bassani, dopo avere visto il film “Il giardino dei Finzi-Contini” e aver letto qualche brano del romanzo, cosa che peraltro farà anche la nostra guida durante la giornata.

Prima tappa: corso Ercole I d’Este. Importante via rinascimentale della città di Ferrara che parte da largo Castello e si estende sino alle mura della città. Nel 1461 Borso d’Este fece lastricare il corso e lo abbellì di pioppi ai lati a spese degli ebrei ferraresi , multa per aver violato alcune leggi restrittive nei loro confronti. Vi si affacciano importanti palazzi rinascimentali

appartenenti in passato a nobili famiglie ferraresi o agli stessi estensi.

Proseguendo verso le mura si arriva ad un’entrata secondaria del Parco Massari che, come il corso, è stato set del film:Era il ‘nostro’ vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro”

Passando da piazza Ariostea, per arrivare al Cimitero ebraico si giunge in via delle Vigne e via delle Erbe: la campagna in città, un tragitto nel verde accompagnato da alberi, fiori e piante per quattro ettari. Questa campagna interna alla città fa parte del disegno rinascimentale di Biagio Rossetti del 1487 e, negli ultimi trent’anni, ha recepito le tecniche dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Il cimitero ebraico di via delle Vigne, tutt’ora in uso, è il più antico dell’EmiliaRomagna, risalendo al 1626. Il portale d’ingresso fu realizzato nel 1911 su progetto dall’architetto ferrarese di origine ebraica Ciro Contini in occasione

dell’ultimo ampliamento e restauro. L’interno comprende diverse zone, fra cui l’area rettangolare oltre il portale d’ingresso, risalente al restauro di Ciro Contini, dove si trovano le sepolture dagli inizi del Novecento a oggi. Un viale alberato

conduce alla camera mortuaria, dedicata alle vittime delle deportazioni, mentre sul lato est un’area di forma quasi triangolare ospita la tomba di Giorgio Bassani e il monumento a lui dedicato, realizzato dallo scultore Arnaldo Pomodoro e dall’architetto Piero Sartogo nel 2003.

La lapide in bronzo si slancia verso l’alto dal basamento orizzontale, anch’esso in bronzo, creando un ideale contatto tra cielo e terra.

L’effetto delle incisioni è un susseguirsi di tracciati geometrici che sembrano

richiamare i caratteri tipografici di una macchina da scrivere, oppure la scrittura minuta di Giorgio Bassani. Gli elementi in primo piano ricordano caratteri dell’alfabeto ebraico.

 

     

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