Dieci piccoli indiani-Recensione-Romini Samuele 2I

Nata nel 1890, Agatha Christie ha dato il meglio di sé in carriera con l’elaborazione de “Assassinio sull’Orient-Express”, “Un delitto al cielo”, “Tre topolini ciechi”, tutti questi seguono la trama della “camera chiusa” nel quale dei personaggi si trovano in un luogo  senza sbocchi, e uno di loro muore.

Dieci Piccoli Indiani (“Dieci piccoli negretti” in passato) scritto ed elaborato nel 1939, è un libro giallo, che non segue questa trama, data la mancanza di un detective: le morti consecutive di un gruppo di dieci persone, su un isola, portano i personaggi del gruppo a dubitare degli altri, così creando un clima di diffidenza e paura reciproca che rende l’ambiente più tetro.

Il libro è caratterizzato da ottime ed esplicative descrizioni di ognuno dei dieci componenti del gruppo, come la descrizione del medico Armstrong, che viene presentato come un uomo sicuro di sé, carismatico e ricco; che però ha un punto debole: l’uccisone di una paziente durante una semplice operazione causata dal suo stato di ubriachezza (omicidio per il quale non venne mai condannato grazie al segreto professionale).

Tutte le descrizioni dei personaggi sono accurate del punto di vista mentale e della loro vita, infatti si ricorre a eventi passati riguardanti loro azioni illecite; i flashback rendono ancora più intrigante e involvente la lettura.

La descrizione del giudice Wargrave invece da’ subito l’idea che esso sia un uomo ragionevole, caratterizzato dal suo senso di giustizia e di diffidenza.

Lui è l’unico dei personaggi che viene accusato di un omicidio non direttamente a lui legato, infatti viene accusato del suicidio di un detenuto da lui incarcerato, che era ritenuto innocente dalla giuria, ma che grazie alle parole del giudice fu giustamente incriminato.

Questo è un punto da non trascurare, poiché da’  un senso di contrasto alla trama del libro, da’ un allarme al lettore: interrompe la monotonia, giustificando l’innocenza del giudice.

Quindi lui lì, che cosa ci fa?

La lettura incalzante di questo libro è dovuta alla verosimiglianza del racconto, ottenuta attraverso le descrizioni accurate del tempo, che oscilla tra l’otto e il dodici di Agosto, questo rende l’idea degli avvenimenti, e ci permette di  immaginare in modo più corretto tutto il susseguirsi e il da farsi della storia.

Le descrizioni del luogo sono molto accurate: la casa viene definita moderna e molto grande, con ampie finestre e molte stanze, una per ogni personaggio; l’isola viene definita con la forma simile alla testa di un negriero, con alte scogliere, e isolate da tutto ( la rende quindi un posto inabbandonabile, se non con la morte).

Il testo è caratterizzato dalla presenza di analessi, come i crimini passati dei personaggi, e da prolessi, come l’ordine degli omicidi che segue la filastrocca, e che permette quindi di prevedere gli omicidi futuri.

Il libro è ritenuto unico, soprattutto perché si basa su due importanti punti: la filastrocca sui dieci piccoli indiani, dalla quale il libro prende il titolo, e sulla presenza di dieci piccoli statuine raffiguranti un piccolo indiano.

Il narratore esterno fornisce un grosso senso di immersione nel testo, che diventa ancora più coinvolgente nel suo finale, dove prevale sia il senso di giustizia, grazie alla motivazione degli omicidi, ma anche di colpa, poiché l’omicida stesso si toglie la vita.

Il finale è caratterizzato da un forte colpo di scena, con la presenza di una lettera, scritta da uno dei personaggi, in cui è descritto per filo e per segno ogni avvenimento della vicenda e la loro motivazione.

Il testo è di facile lettura, poiché il linguaggio e colloquiale, con molti discorsi diretti, che prevalgono nel testo, e con molte descrizioni essenziali e ben spiegate.

È un libro molto intrigante e incalzante grazie alla realisticità degli episodi, e alle loro conseguenze; è consigliato a un pubblico non emotivamente suscettibile; soprattutto a causa di scene molto fredde e crude, che però non prendono il sopravvento grazie alla capacità della scrittrice di interromperle nel momento più opportuno, rendendo comunque l’idea.

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