Molto profondo, incredibilmente emozionante

South Tower Fountain of “Reflecting Absence at the National September 11 Memorial – QuarterbackSneak (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
Dietro ogni grande avvenimento ci sono grandi storie di vita. E dietro l’attentato delle Torri Gemelle del 2001 c’è la storia che ci presenta Jonathan Safran Foer. “Molto forte, incredibilmente vicino” è un romanzo di caratura intensa e particolare. Molto forte perché è una storia di un impatto stupefacente, che ti tiene lì a seguire la vicenda del piccolo Oskar Shell, ragazzino di 10 anni che ha perso il padre nell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre. Incredibilmente vicino perché senti il dolore che il romanzo “racconta”. Così si può descrivere il titolo scelto dall’autore americano per il suo romanzo, fonte ispirativa dell’omonimo film. Il protagonista ha 10 anni ed ha la capacità di ragionare come un adulto. Si notano subito le spiccate abilità del ragazzo nel fantasticare e usare la mente per viaggiare. Il nostro protagonista ha perso il padre, vive con la madre e di fronte a sé abita la nonna paterna, a cui è molto legato. La storia di Oskar continua nella ricerca del padre inesorabilmente perduto. Una ricerca della felicità, o meglio, di quella che aveva quando suo padre era in vita. La sua indagine sarà volta a scoprire il mistero di una chiave trovata nel ripostiglio di suo padre, con la dicitura “Black”. Inizia così il suo viaggio attraverso tutte le contee di New York; aspetta impaziente l’arrivo del sabato per poter rintracciare tutti i “Black” della città, alla ricerca di una serratura che corrisponda alla sua chiave. Lui vuole e non vuole risolvere quell’enigma perché sa che sarà l’ultimo contatto con il padre e questo lo turba, ma è disposto a fare qualsiasi cosa per ottenere finalmente la risposta al suo “enigma”. Durante la ricerca, Oskar incontrerà molte persone, che lo faranno riflettere e crescere in tutti i sensi, ritrovando se stesso. Un suo aiutante sarà proprio uno dei “Black” conosciuti ponendosi come sostituto al nonno paterno che è sempre mancato. Il ragazzo con il suo “collega” creerà un rapporto intenso, a lui confesserà tutto, togliendosi di dosso tutti i pesi che aveva. La prima parte del libro riguardante i nonni è veramente molto confusa e difficilmente si capisce dove vuole andare a parare Foer. Infatti, il racconto è intervallato dai pensieri della nonna e dalle lettere che suo nonno non ha mai spedito a suo padre. In tutto questo romanzo Foer ci parla di tanti temi importanti. Il dolore, la perdita di un caro, la difficoltà nel superare tutto, il rifiuto della sofferenza e della condivisione che fa da medicinale per la memoria. La metafora di questo romanzo è che la vita può farci molto male, che il vivere sia quasi sinonimo di paura con la conseguente reazione involontaria del nostro corpo, mente, che reagirà nelle maniere più estreme possibili. La forza d’animo, i ricordi e soprattutto la nostra fantasia, però, possono essere la chiave per ricucire le ferite e crescere. Al di là di tutto questo è un buonissimo romanzo, che sa come prendere il lettore.

Cristofori Tommaso, 5^Aen

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